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RAITRE: PASSEPARTOUT

(AGI) – Roma, 29 nov. – Nella puntata di “Passepartout”, in onda domenica 30 novembre alle 13.25 su Raitre, dal titolo Edifici di carte, Philippe Daverio proporra’ un confronto semantico tra il crollo causato dall’attuale crisi finanziaria e la decadenza della ricerca architettonica contemporanea, ripercorrendo le varie crisi finanziarie che si sono succedute nel tempo. Quindi descrivera’ l’attuale crash come l’approdo di una concezione dell’edilizia che non e’ piu’ vista come un bene solido e durevole, ma come un oggetto consumabile nell’arco dell’esistenza del mutuo. Alla perdita della solidita’ costruttiva si associa quella finanziaria, e non a caso il termine “crollo” identifica entrambe le situazioni. Gli “edifici di carte” di questa spregiudicata economia speculativa trovano il loro corrispettivo in quel paradigma teorico rappresentato dalle contemporanee tendenze dell’architettura. Andando a rivedere la XI Biennale di Architettura di Venezia, si scopre che il castello di carta della finanza era gia’ sotto gli occhi di tutti. Un giro con l’ex Rettore dell’Universita’ di Architettura di Venezia, Marino Folin, conferma quel gioco di relazioni tra il crollo finanziario e quello architettonico e mostra una progettualita’ tutta immaginifica capace solo di esibire soluzioni effimere, estetizzanti e stupefacenti. (AGI)

il link della puntata completa lo trovate sulla home vaui..

ALLOGGI A VENEZIA (da Panos)

Il clima di incertezza e di sfiducia in cui versa il sistema universitario obbliga ad una riflessione ampia sulla formazione giovanile. Approfittiamo di questo clima di attenzione e volontà di riforma al mondo universitario per considerare nuovamente la questione della residenzialità universitaria a Venezia e confermare la cognizione di un problema da sanare.
Il pendolarismo al quale molti studenti sono costretti dalle logiche di mercato della città, confligge con le vocazioni culturali e associative che dovrebbero essere cifra determinante dell’esperienza universitaria e alimenta quel provincialismo culturale che diviene giustificazione del fenomeno di licealizzazione dell’Università.
Se all’esperienza didattica non corrisponde un’ alta percezione sociale del percorso culturale, la qualità della formazione universitaria viene pesantemente minata: convegni, conferenze, seminari di studio rischiano di diventare momenti autoreferenziali.
Il problema degli alloggi si riflette in un limitato bacino di provenienza degli studenti appartenenti, per la maggior parte, a un intorno geografico limitato.
Riteniamo inoltre che in una città come Venezia potenziare la residenzialità universitaria potrebbe rappresentare un elemento di riequilibrio e rivitalizzazione delle aree urbane.
Dobbiamo constatare che alla richiesta non corrisponde un’adeguata offerta né istituzionale, né privata.
A tal proposito vorremmo porre l’accento sull’offerta privata che pone lo studente in balia di un mercato sul quale sembra non esserci controllo e a palesare il fenomeno, più dei dati statistici, è la miriade di foglietti cerco/offro che ricoprono le pareti delle facoltà.

Invitiamo a una condivisione culturale…

appuntate qua i vostri link web interesanti che consigliate.. ma anche libri, programmi, video… insomma  tutto!

buona condivisione

Questo un programma di massima per il Cineforum.

Cinema, architettura, tradizione classica

5 incontri dedicati all’opera cinematografica come strumento e oggetto di ricerca nell’ambito dello studio delle dinamiche culturali

Ospiti/relatori:

Roberto Danese, Mario Martone, Andrea Rodighiero, Margherita Rubino, Gabriele Vacis

Temi e opere:

- Smembramento e vertigine dell’antico

Peter Greenaway, Il ventre dell’architetto, 1987: «L’architecture c’est mettre en oeuvre la Nature».

- Antico onirico, antico fantasma

Federico Fellini, Fellini Satyricon, 1969: «Molte case in costruzione. Ponti. Crolli. Terremoto all’Insula Felix, il terrificante palazzone-grattacielo, immenso, buio, formicolante come la torre di Babele di Breughel. […] Ecco, vorrei fare questo: inventare un mondo romano come se fosse evocato da una stregonesca operazione ectoplasmatica».

- Variazioni sul mito

Reinhold Schünzel, Amphitryon – Aus den Wolken kommt das Glück, 1935

Medea da Pasolini a Lars von Trier

- Architettura peplum

Da Ben Hur a Il Gladiatore

- Oriente, occidente

Pier Paolo Pasolini, Le mura di San’a, 1970: «[…] Ci rivolgiamo all’Unesco – perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a. In nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato».

Gabriele Vacis, Il racconto del Vajont, 1994: “come si costruisce una catastrofe?”

- Città, periferia, altrove

Mario Martone, Teatro di guerra, 1998: « […] Teatro come riflesso della realtà circostante, come terreno aperto all’attraversamento di ciò che la realtà incessantemente porta nella vita anche dal punto di vista sociale, civile. […] Teatro campo aperto. […] Tentativo teatrale di ricostruire, nella contemporaneità, delle polis attraverso cui rileggere i testi antichi».

Matteo Garrone, Gomorra, 2008

Fritz Lang, Metropolis, 1927

- L’architetto e la tradizione

Sidney Pollack, Frank Gehry – Creatore di sogni, 2005: “Studiare le linee della cattedrale di Chartres e Alvar Aalto”

Nathaniel  Kahn, My Architect, 2003: “Riportare l’architettura sulla strada maestra indicata dalle grandi rovine”

Scripta manent…

benvenuto nel blog VAUI!

“anonimo”
ABBIAMO BISOGNO DI AULE APERTE!
Tanto spazio e aule chiuse a chiave. Che spreco…

“VAUI”
Sicuramente le aule chiuse, i bagni con chiave, le prese per portatili, gli armadietti…
insieme a un laboratorio plastici, scanner in biblioteca, macchinetta caffè in chiostro, le “turbine-condizionatori” assassine dei ligabue, aula con apertura notturna…
sono molte delle PICCOLE cose che migliorerebbero sensibilmente le ottime strutture che già possediamo.
I cambiamenti si possono fare, infondo le trasformazioni si sono fatte e si continuano a fare, solo che il più delle volte sono in “negativo” per gli studenti.
magari è aumentata la qualità delle strutture e i luoghi “puliti” (ligabue)… ma giustamente come dici tu “se non posso, o addirittura ancor peggio ho paura di usarli.. a che cosa mi servono?”
Oltre a queste richieste materiali importantissime ,crediamo ci sia soprattutto un qualcosa alla base che non funzioni tanto bene…
questo qualcosa condiziona inevitabilmente noi studenti, rischia di mettere in secondo piano lo studio dell’Architettura e ci fa vivere un’università estremamente accademica e asettica, un luogo in cui il pensiero primo diventa “il come fare a uscire fuori di qui in fretta con il massimo dei voti” piuttosto che quella della formazione di un Architetto.
L’importante ora è uscire da questo circolo vizioso di “castramento” antiproduttivo!

“VAUI”
sfruttiamo il momento favorevole! molto fiero che finalmente nei corsi si parli dei problemi dell’università..
noi, come gruppo di studenti di laboratorio ci siamo riuniti e abbiamo deciso di inviare una lettera a senato preside e rettore, per chiedere spiegazione di una didattica cosi frammentata, che non ci lascia spazio per approfondimenti esterni alle ore di didattica frontale. (nemmeno il tempo per andare in biblioteca o parlare tra di noi) chiederemo un’aula base dedicata al laboratorio, con armadietti dove riporre plastici e materiali del corso, chiediamo inoltre che venga prolungato l’orario di apertura della sede, e uno spazio ai magazzini autogestito sempre aperto e disponibile a tutti gli studenti.
invitiamo tutti a sollevare le problematiche all’interno dei singoli corsi e rigirare le vostre richieste a questo indirizzo info@vaui.it, su questo blog o, se preferite le vie lente istituzionali a sds@iuav.it
sarebbe interessante arrivare ad avere per ogni corso un referente che raccolga le idee!
con altri studenti si parlava anche di organizzare una notte bianca su esempio ca foscari, magari visto che siamo allo iuav con elaborati un po piu “materiali” ad esempio workshop o gruppi di lavoro installazioni, mostre, cartelloni-manifesti, occupazioni di spazi pubblici ecc..

a roma ad esempio ci sono molte attività di questo genere.. si puo anche buttare gli occhi fuori a vedere come si muovono gli altri.

“Nicolò”

bisogna portare i reali bisogni e le necessità dello iuav sotto gli occhi di tutti!

Una delle più importanti università di architettura come la nostra NON PUO’ NON avere degli spazi destinati ad aule studio! è incredibile, a siviglia per dirti c’è un’aula studio aperta 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, con videosorveglianza. gli studenti hanno a disposizione tavoli con 4 prese pc per tavolo e banchi per plastici. allo iuav l’aula studio è “itinerante” a seconda delle disponibilità. “fino a mezzogiorno l’A2, poi N fino alle 3 e poi E fino alle 7.00!”
non si può andare avanti così.

la biblioteca non si concilia come spazio per progettare: non si può parlare, fare plastici, disegnare… è e resta una biblioteca! Perchè gli studenti iuav di santa marta per mangiare devono aprire un mutuo? il bar interno alla facoltà “in teoria” dovrebbe avere i prezzi più vantaggiosi, dovrebbe essere quello che fa prezzi “da studenti” invece da noi ha prezzi più alti e cibo surgelato! spesso un panino lo trovi fuori dallo iuav, migliore e più economico, le bibite idem. Le macchinette poi, i prezzi sono come al banco ormai. Per non parlare di come siamo ridotti ora ai magazzini, lo sapete. Un distributore di caffé ogni 600 alunni. Sempre i magazzini: oggi abbiamo deciso l’ennesima raccolta firme perchè si sistemino gli impianti. Vi giuro mi è venuto il torcicollo per il vento che mi sparava quel cazzo di tubo ieri! La raccolta firme in realtà è solo un modo per legittimare il fatto di dare poi l’articolo al gazzettino di venezia. abbiamo un’amica che può
arrivare lì così faremo un po’ di rumore in giro. Spazi di relazione-studio: Zero!

in questa università manca un cazzo di sportello casa!!! con le studentesse erasmus di siviglia abbiamo fatto una figura di merda perchè hanno dovuto vivere in un ostello sulla miranese fino al 31 DI OTTOBRE prima di ottenere una casa PAGANDO L’AGENZIA! avevo detto loro che era abbastanza facile trovare casa qui…
Bisogna appoggiarsi ad uno di quei siti tipo LOQUO ecc.. per far si che gli annunci non siano più cartacei ma soprattutto elettronici. Gli studenti non devono più andare in giro mesi senza tetto a cercare pizzini di carta tra le facoltà. bisogna darci un taglio. Bisogna fare il portale, e poi andare ad attaccare su tutte le bacheche la pubblicità che dica di scrivere gli annunci lì e non in biblioteca dio mio.

ecco credo che nel sito si possa iniziare a trattare di questo, non solo con dei forum.
L’idea sarebbe quella di attaccare manifesti, nelle zone di più visibilità, come appunto le macchinette del caffé ai magazzini, per far si che la gente si renda conto che QUESTI PROBLEMI esistono per tutti e sono tra i reali generatori di malcontento allo iuav. poi potrebbero seguire raccolte firme, ecc… ma questo si vedrà col
tempo.

ci vorrebbe COSì POCO per allestire uno spazio studio (sia in termini di tempo che soldi), una fila di rmadietti con un metodo di prenotazione, uno sportello casa che non siano delle suore o dei preti.
e la prossima volta potremmo rinunciare a un tadao ando che viene a trovarci per una sala studio in più.

Un saluto,
fatemi sapere
Nicolò

“VAUI”

Ragazzi siamo in tanti a PENSARE.. ormai è nato il collettivo vaui di architettura! chiaramente qualunque studente può partecipare. Qui si pensa che la prima cosa necessaria per trovarci e organizzare tutte le richieste e i programmi sia quella di ottenere uno spazio stabile ai ligabue. Stiamo scrivendo una prima lettera ufficiale per ottenerla.

da li poi partirà tutto… grandi progetti!!

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